Il mio lavoro si basa essenzialmente sull’uso del colore e sull’utilizzo ed il recupero di fili elettrici di provenienze e spessori diversi, spesso liberati della loro guaina esterna rivelando così il rame al loro interno. Una volta tesi sulla tela i fili elettrici vengono poi intrecciati in tutte le direzioni sino a formare nodi, fasce, intrighi e fughe. Il risultato sono opere che potrebbero quasi avere una natura tessile, oscillanti nella loro forma tra disegni compulsivi e algido ordine.

I fili, fermati lungo i bordi del quadro, disegnano ragnatele metalliche, labirinti luccicanti, meandri riflettenti la luce. Le tele, a volte sostituite da supporti in legno, sono spesso preparate con fondi monocromi, a volte utilizzando anche materiali come cenere di caminetto, cemento o sabbia. Le mie creazioni nascono quindi dall'accostamento di opposti, una dicotomia di fondo dove liscio e ruvido, opaco e brillante, luce e ombra si confrontano.

In linea con i fondamenti generali dell’Astrattismo, concepisco l’opera più come visualizzazione di un’idea che non come sua rappresentazione. I fili elettrici, avulsi dal loro contesto abituale e decontestualizzati dalla loro funzione di conduttori, sono utilizzati come elemento pittorico e grafico fissato in una forma. Pur nella sua fissità, rafforzata dal formato a scatola dei quadri, la mia opera viene percepita come dinamica e musicale.

La lucentezza metallica nelle infinite sfumature date dalle ossidazioni del rame (che variano dal ruggine al nero) si confronta con i colori sgargianti, pop, plastici delle guaine, a volte rimosse completamente, altre volte solo per un tratto, altre volte ancora lasciate per buona parte, offrendo così un contrappunto cromatico e materico.

Sono opere pianificate e costruite, che vivono con la luce che le fa dialogare con lo spazio. Questo rigore nella realizzazione, per quanto accuratamente pianificato, non rinuncia però all’improvvisazione. Durante l’esecuzione, lasciandomi prendere dal fascino del materiale, tendo ad assecondarlo, pervenendo a soluzioni formali che non avevo previsto. E così di volta in volta ho l’impressione che il lavoro si arricchisca di strategie e tecniche sempre più complesse e inedite.

Con i miei lavori ho scelto di recuperare anche materiali di scarto (scarto industriale, scarto della nostra civiltà) per fare “pittura”. Questi materiali sono da me considerati non come morti, inerti, esausti, ma come testimoni della nostra storia. Del nostro vivere ora e qui. Lo sguardo curioso dello spettatore potrà, senz’altro, oltre che valutare la componente tecnico-esecutiva dei miei lavori, condividerne alcuni passaggi concettuali.